Parma Pallamano 1970

Galluccio Luca al EHF Young Coaches Workshop

Galluccio Luca

E’ appena finita una settimana incredibile. L’EHF Young Coaches Workshop è un’esperienza veramente difficile da spiegare a parole. Prima di partire ero così curioso di dove siamo rispetto agli altri paesi che nella mia testa avevo mille domande. Beh, molte di loro hanno ricevuto risposta. Quindi voglio condividere con i pallamanari alcune considerazioni del tutto personali, insomma alcune delle risposte che mi sono dato. E’ un po’ lungo, ma sono sicuro che ci sarà qualche malato ad arrivare in fondo !

CAPITOLO WORKSHOP: COS’E’ REALMENTE
– 15 persone (ne hanno ammessa una in più , alla fine) che vengono da 14 paesi diversi : norvegia, svizzera, grecia, romania, croazia, polonia, inghilterra, irlanda, portogallo, slovenia, lituania, slovacchia, repubblica ceca e ovviamente , italia
– ogni allenatore deve preparare due sessioni di allenamento (non due dimostrazioni!) della durata max di 25’ con argomenti scelti dalla “commissione”
– la commissione, o meglio i tutor, sono due persone che si occupano di due campi diversi: il primo valuta l’allenamento in termini di contenuti te-ta, metodologia, feedback, ecc. L’altro, invece, si occupa di valutarlo in termini comunicativi: body language durante l’allenamento, rapporto con i giocatori, atmosfera creata durante l’allenamento, modo di spiegare le esercitazioni, ecc.
– alla fine di ogni sessione, ogni allenatore ha un dialogo con i tutor e riceve feedback costruttivi che hanno l’obbiettivo di migliorarti
alla fine di ogni giornata un allenatore riceve il premio (simbolico, motivazionale) come miglior performance della giornata
– in parallelo alle sessioni di noi giovani coach, ci sono attività di svago ma sopratutto lezioni di alcuni lettori dell’ehf, tra cui i tutor. Gli argomenti che hanno avuto maggiore spazio sono stati: psicologia dello sport “pratica” (esercizi di team building, comunicazione , gestione e soluzione di situazioni particolari) e preparazione fisica. Oltre a questo due sessioni te-ta, una per i portieri e una teorica su come programmare.
– la vera crescita però è lo scambio di opinioni tra i partecipanti che portano talmente tante filosofie differenti che , realmente, non si può descrivere a parole
– in questo caso si è tenuto in uno dei 6 centri di preparazione olimpica sparsi per la Polonia, in concomitanza con un modulo del 3 livello per allenatori polacchi. Ed è stata un occasione incredibile per parlare con alcuni lettori di quel corso. In particolare con il responsabile dell’accademia olandese di pallamano, con il quale sono rimasto a parlare fino all’1 una sera. E gli stavo parecchio simpatico, finchè non gli ho detto la mia idea sul gioco con il portiere 7vs6 e 6vs6…
– Più che un corso sembrava un rave-party. Tutti drogati di pallamano.

CAPITOLO: COME SIAMO RISPETTO AGLI ALTRI PAESI

– premetto che tutti i selezionati erano davvero bravi e accuratamente scelti dalla propria federazione, quindi il livello , a mio avviso, era alto. Durante le sedute niente di eclatante, tutte cose semplici, eseguite bene.
– le problematiche quotidiane da campo sono le stesse, identiche, che abbiamo noi
– qualcuno (sloveni, croati, portoghesi, per esempio) hanno anche le stesse problematiche anche fuori dal campo. Altri ti guardano e pensano di sentire la trama di una serie tv fantasy (svizzeri e norvegesi, su tutti)
– sloveni e croati al posto di dire “questa è la mia idea, la mia filosofia prevede questo “ dicono “in Croazia/slovenia si fa così, punto”. Quindi si, noi non abbiamo una scuola.
– in norvegia, il gioco in velocità si divide in 8 fasi…che poi non sono altro che le nostre 4 fasi divise in base a chi è in possesso della palla, ma fa sempre figo averlo più lungo (in realtà la prima fase è diversa, ma va beh)
– in slovacchia, in u12 e u14, il gol fuori dai 9 metri vale 2 punti
– in Italia abbiamo assolutamente buoni allenatori che non hanno nulla da invidiare ad altri allenatori che lavorano all’estero,anzi.
– negli ultimi due anni il 70% del tempo che ho impiegato per studiare aveva come argomento la comunicazione. Il corso mi ha confermato una cose che già sospettavo: agli allenatori italiani non interessa la/sono veramente scarsi in comunicazione. L’EHF pensa che sia metà di un allenatore! Alcuni paesi sono come l’Italia ,altri “come l’EHF”!
– la federazione polacca coinvolge diversi giovani arbitri/allenatori nelle mansioni di “manovalanza”(portare acqua-palloni, fare da autista, distribuire documenti) . In questo modo, i giovani possono vivere tutto l’anno di pallamano . Per fare un esempio: il factotum del nostro corso era un giovane arbitro, il factotum del corso polacco era l’assistente allenatore di una nazionale giovanile. Vivono (e vivranno) di pallamano perché si stanno facendo un curriculum e sono inseriti e così il livello della pallamano polacca resterà alto perché non ci sono dilettanti (nel senso letterale del termine)
– in norvegia esasperano l’utilizzo della metodologia globale, SCEGLIENDO di lavorare “poco” sui dettagli . Utilizzando le parole del ragazzo che era al corso:” invece di dire sei in questa posizione, hai queste possibilità, noi diciamo: sei qui , quali sono le tue opzioni? Adesso ripetiamo questa situazione 1000 volte ed esplora più soluzioni diverse possibile” Ok, ora applicatelo a tutto: tiri dall’ala ,1vs1, passaggi, ecc
– lo sloveno dice : come fai ad insegnare ad uno a tirare se non gli spieghi i dettagli?? voi vincete perche tutti giocano a pallamano, se aveste i numeri della slovenia , con questa metodologia ,avreste i risultati dell’ Italia. Si è dimenticato di dire: “scusa, sto scherzando”.
– A riguardo, durante la lezione sulla programmazione, hanno consigliato di utilizzare il più possibile il metodo globale e di ritardare l’utilizzo della metodologia analitica. (Filippo a saperlo prima, quella sera potevamo andare a letto molto prima…. ah, ovviamente mi devi una birra)
– in generale sono molto sollevato perché non siamo affatto male in confronto agli allenatori degli altri paesi. Quelli di noi che studiano sarebbero assolutamente in grado allenare anche in altri paesi. E, in generale, la bravura di un allenatore non si giudica dal paese da cui proviene.
– 3 differenze però le ho trovate. 1)Fatta eccezione per noi ,Inghilterra e Irlanda, i bambini iniziano a giocare a pallamano molto presto. 2)Qualsiasi sia l’età della tua squadra, nessuno ferma l’attività per 3-4-5 mesi; al massimo un mese. 3)La preparazione atletica è presa molto più scientificamente (come dovrebbe essere!).
– Molti di quelli con cui ho parlato, in particolar modo lettori dei corsi o allenatori nello staff delle nazionali polacche mi hanno chiesto come mai in Italia sia molto più famoso il beach handball della pallamano. Vaglielo a spiegare che non è così (anche se la cosa dovrebbe far riflettere).

CAPITOLO: IO AL CORSO

– Mi ci vorrà una settimana per tornare a camminare con i piedi che toccano terra.
– Con la seconda sessione, dal titolo “collaborazioni tra ala e terzini”, ho vinto uno dei premi come miglior allenamento della giornata. Tutti a farmi i complimenti, si avvicina lo sloveno e mi dice “ah, ma allora anche in Italia si gioca a pallamano”. Si è ri-dimenticato di dire: “scusa, sto scherzando”.
– Sul curriculum posso mettere di aver allenato la nazionale giovanile polacca, sia maschile che femminile. Ho prove e testimoni.
– Ho conosciuto persone con le quali devo rimanere realmente in contatto.

In conclusione: sono contento di non dover stravolgere la mia filosofia e il mio modo di lavorare. Ma,detto questo, sono un allenatore migliore di quando sono partito.
Questa è solo la mia prima esperienza di questo tipo, non certo l’ultima!
Quanti più di noi si apriranno a stage, esperienze all’estero, prima cresceremo come movimento. Non ho dubbi a riguardo.

One Comment

  1. Gian Mario Pittorru

    12 giugno 2017 at 3:33 pm

    Complimenti per la tua dedizione e bravura. Spero che anche altri, se lo meriteranno, possano vivere la tua esperienza. Gian Mario Pittorru

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